Coordinamento Inter Club Brescia

Notizie in Primo Piano: Ranocchia? In difesa del difensore.

È quasi derby e fra i vari argomenti che come al solito animano la vigilia della stracittadina milanese quello che tiene maggiormente banco fra i tifosi nerazzurri, visto il forfait ormai ufficiale (stando a quanto comunicato dalla società nella giornata di giovedì) di Joao Miranda, è la presenza sul terreno di gioco di Andrea Ranocchia.
Il numero 23 è stato da tempo individuato come la radice dei mali dell'Inter della passata stagione e adesso, come spesso accade con i sostenitori nerazzurri, difficilmente viene accettato che gli si possa concedere una seconda chance, specialmente in una gara così importante per la sponda del Naviglio interista.
Ma davvero è questo uno dei problemi più importanti dell'Inter?
Davvero si discute il valore di un ragazzo il cui unico problema è non mostrare la giusta cattiveria in campo?
Difficilmente mi esprimo sui valori dei singoli giocatori per non incorrere in polemiche eccessive, ma alle volte è giusto prendere una posizione per non incorrere nel rischio di passare per ignavo.
Si è passati dallo stracciarsi le vesti quando i ct azzurri non davano spazio al centrale umbro al non volerlo vedere nemmeno in cartolina.
Non è un po' eccessivo?
Non si può negare che Andrea abbia commesso qualche errore grave dal gennaio 2011, quando è arrivato all'Inter, ma lui, come tutti i compagni di squadra, ha fatto male nelle stagioni peggiori dei nerazzurri (quella iniziata con Gasperini e terminata con Stramaccioni e la seguente) e bene nelle annate migliori dell'Inter: a dirlo non sono sensazioni sparse e sporadiche di osservatori, ma i numeri.
Quando i milanesi hanno fatto bene la sua media voto è stata ampiamente sufficiente, nelle stagioni negative è stato comunque e sorprendentemente uno dei migliori del reparto: l'esempio lampante è la scorsa stagione quando Ranocchia, nonostante la diffidenza che lo ha circondato, ha chiuso la stagione con la media voto più alta fra i centrali dell'Inter.
Allora perché riservargli tutte queste critiche?
Il motivo è sempre il solito e accomuna tutte le tifoserie del mondo: le aspettative. Quando un giocatore viene presentato come erede di Alessandro Nesta, non proprio un signor qualunque, è normale che ci si attenda un rendimento sempre eccelso.
Ma talvolta queste aspettative possono non essere ripagate, non necessariamente per demeriti di chi vive sotto questa lente d'ingrandimento
.
Un conto è giocare nella Lazio targata Cragnotti in cui i fuoriclasse abbondavano o nel Milan di Ancelotti che dominava in Europa e la cui cerniera difensiva era composta da Nesta, appunto, e Maldini; un altro è giocare nell'Inter in fase di rifondazione con allenatori che cambiano di continuo e moduli che variano di giornata in giornata (idem dicasi per i compagni di reparto).
Le partite giocate da Ranocchia con al fianco gente di caratura internazionale come Lucio e Samuel non hanno mai portato a critiche nei confronti del capitano attuale dell'Inter e il motivo è semplice: a lui non bisogna chiedere di comandare la difesa. La mansuetudine dentro e fuori dal campo di Andrea non ne fanno un leader maximo a livello di carisma, uno di quelli che può permettersi di andare a muso duro dall'arbitro o di alzare il braccio chiamando il fuorigioco ottenendo sempre, come risposta, la bandierina in su, ma con un compagno di reparto in grado di fare questo (e Miranda e Murillo lo sono) le prestazioni non possono che essere consone al suo livello.
Che, di certo, non è quello visto nella passata stagione.
Non si mira a far cambiare opinione a nessuno, anche perché sicuramente miriadi di tesi verranno addotte per giustificare il motivo per cui Ranocchia è una sciagura per l'Inter, ma si cerca almeno di far vedere la realtà attraverso un altro punto di vista per poi giudicare attraveso una visione non parziale, bensì completa.
Ranocchia non è Baresi, non è Samuel, non è Beckenbauer, ma non è nemmeno di quarta categoria.
È innegabile che, come sempre, serve semplicemente onestà nel giudizio dei giocatori valutando sia le cose positive che quelle negative e non accantonare le une o le altre in base alla comodità e in base all'opinione di massa generata nei suoi confronti.
Quanti giocatori, dovendo rispondere alle domande dirette dei tifosi, non sempre dei lord inglesi, si addossano responsabilità, talvolta non proprie mantenendo un aplomb invidiabile per molti colleghi?
A memoria ne ricordo pochi, per quello che mi riguarda, e ciò che fa Andrea sui propri profili social, ultima occasione la chiacchierata via twitter con i fan nerazzurri durante il ritiro di Riscone di Brunico, è encomiabile: mai una parola fuori posto, mai un segno di nervosismo.
Eppure le critiche continuano a piovere e adesso sembra che il derby di domani dipenda solo dalla sua presenza o meno in campo, come se non ci fossero altri 21 giocatori, come se non ci fossero due allenatori a dettare gli schemi da seguire.
Il tutto, ripeto, mi sembra eccessivo e come al solito sarà il campo a parlare: se Andrea giocherà darà il massimo, se non dovesse farlo sarà il primo a sostenere la squadra facendosi trovare pronto all'evenienza.
I capri espiatori servono solo ad accontentare le masse inferocite, Ranocchia troppe volte lo è stato senza meritarlo.
E questo, umanamente più che calcisticamente, è ingiusto.
Poi, lo sappiamo tutti: storia recente insegna che il giocatore chiave nei derby per i nerazzurri è Ignazio Abate.
Peccato che con l'uscita di scena di Milito anche questa certezza sia evaporata.

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